Ottavio Bottecchia sulle strade della Valle del Liri (parte I)

Alla fine della grande guerra Ottavio, ultimo di 8 figli e medaglia di bronzo al valor militare, lavora come carrettiere ed inizia a correre come dilettante, con l’aiuto dell’amico Carnielli e con il supporto di Ganna. Nel 1922, da indipendente “professionista junior”, scende nel meridione con un rimborso di cento lire avuto dagli organizzatori del Giro del Sannio e si ferma a Roma per correre la XX Settembre.

Ottavio Bottecchia vincitore del Tour de France 1924

Sono anni di grande fermento sociale e sviluppo scientifico; in medicina siamo agli albori nell’uso dell’insulina mentre l’archeologo Carter scopre la tomba di Tutankhamon; Stalin diventa segretario del Partito Comunista in Unione Sovietica e in Turchia scompare il sultanato. Da noi il Cardinale Ratti diventa Papa Pio XI e il 28 ottobre si svolge la Marcia su Roma. Poche ore dopo Benito Mussolini riceverà dal re Vittorio Emanuele III l’incarico di Primo Ministro.

Da tre lustri la Corsa Ciclistica XX Settembre – che toccasse le campagne del Lazio e della Campania, degli Abruzzi o dell’Umbria – era diventata un folk game, un evento che nel centro-meridione attirava la gente fuori della sfera della routine quotidiana, amministrando gratuitamente svago e divertimento; e incitando, incanalando passioni che, altrimenti, avrebbero potuto trovare sbocchi pericolosi per l’establishment. Inoltre, la XX Settembre rimaneva legata al nome di Roma, capitale della nazione redenta dal sacrificio di sangue della guerra mondiale. Era la classica ciclistica più antica, con la sua data di nascita del 1902, e riponeva in questa caratteristica molto del suo prestigio, pur disertata dai campioni francesi e belgi. (È ipotizzabile che su tali diserzioni influissero accordi speciali tra le case industriali del nord Italia e le consorelle d’oltr’Alpe).

La novità dei traguardi a premi invitò all’avventura nel 1922 un poverissimo routier friulano che tentava la via del professionismo: Ottavio Bottecchia. L’eroe contadino che due anni dopo sarebbe stato il primo italiano a trionfare al Tour de France, e poi avrebbe fatto il bis, avanti di morire in un oscuro incidente d’allenamento.

Da un’autobiografia di Giuliana Fantuz, le note su Bottecchia alla XX Settembre del ’22: […] Durante quella corsa, la sfortuna gli si accanì contro proprio mentre era nel gruppo di testa. Cadendo, rischiò la vita per l’ennesima volta, ma ruppe solo una ruota e riuscì ad arrivare comunque ottavo, dimostrando ancora le sue grandi qualità. In un servizio per «Il Mezzogiorno» del 9 luglio 1923, Felice Scandone scrisse: “Seguivo l’anno scorso la “XX Settembre”. Il gruppo dopo i primi cento chilometri era ancora folto: la gara languiva e proprio sul culmine della salita di Atina v’era un traguardo. A 50 metri, ove la salita era più aspra, una maglia verde si alzava sui pedali e staccava vincendo. Noi giornalisti al seguito, svogliati e annoiati dal tran tran monotono, concordi scrivevamo: “Ecco il traguardo di Atina. È in cima a una lunga salita; nessuno s’impegna e Bottecchia, un oscuro junior di Pordenone, vince facilmente”.

Venne poi la fase movimentata in seguito a una foratura di Girardengo. Bottecchia, sull’infernale strada di Formia, andò in un fosso, spezzò una ruota e scomparve. E così il primo formidabile scatto in salita di quello che doveva poi diventare uno dei più grandi grimpeurs del mondo non fu compreso.

Nel 1947, a vent’anni dalla morte di Bottecchia, «La Gazzetta dello Sport» pubblicò un articolo di Giuseppe Ambrosini che ricordava: “Lo conobbi alla punzonatura della “XX Settembre” del 1922, ch’era da poco passato professionista. Nei sotterranei della “Forza e Coraggio Macao” s’aggirava, immusonito e taciturno, una specie di cornacchione spelacchiato, un povero diavolo che pareva il ritratto della miseria e della fame, tanto malandati erano i suoi vestiti, rugosa la fronte, scarnito il volto in cui di fra gli occhi infossati partiva a sprone il naso affilato che dominava la bocca asciutta, prominente e chiusa tra la parentesi di due enormi rughe. Era quasi timido, il giovanotto, e dovetti tirargli fuori ad una ad una le poche parole con le quali, insistendo, venni a sapere come aveva guadagnato quel distintivo al valore scolorito che portava all’occhiello. Pareva che gli seccasse di parlare di quello che aveva fatto in guerra, e ne parlava come della cosa più semplice e naturale di questo mondo. Da quel momento cominciai a voler bene a Bottecchia, anche se non sapevo e non m’immaginavo quello che sarebbe stato come atleta […]

tratto da La storia della Roma-Napoli-Roma di Marco Impiglia

Ottavio Bottecchia al Tour de France del 1924

La XX Settembre era una classica, spesso prova di campionato italiano e in diverse edizioni precedenti e successive chiamata anche Roma-Napoli-Roma per via del percorso di andata e ritorno tra le due città. Nell’edizione del 1922 i corridori sono transitati per la Casilina verso Ferentino e Frosinone Osteria de Matthaeis, poi per Casamari fino a Isola del Liri ed il controllo a firma di Sora. Poi per Atina e Cassino per risalire verso San Giorgio a Liri, Ausonia, Formia, Itri ed il ritorno a Roma lungo l’Appia per un totale di 336 km. Ottavio Bottecchia, partito con il n. 34 di dorsale, si piazzerà al nono posto a 18 minuti vincitore Costante Girardengo. Le cronache dell’epoca segnalano Ottavio particolarmente battagliero in tutte le fasi della corsa e vincitore del traguardo volante di Atina.

Ottavio Bottecchia presso il Tunnel del Telegraphe al Tour de France del 1925

Edizione 20 Settembre 1922 – Tris e “tricolore” per il formidabile Girardengo

PERCORSO : Roma – Labico – Valmontone – Ferentino – Frosinone – Isola Liri – Sora – Atina Cassino – Pignataro – Formia – Itri – Fondi – Terracina – Cisterna – Velletri – Genzano – Ariccia Frattocchie – Roma

Sesta prova di “campionato” ed appuntamento cruciale per l’assegnazione della “maglia tricolore”. Nessuno sembra comunque in grado di contrastare lo strapotere di Girardengo, favoritissimo della vigilia. Ma quando, dopo un inizio sonnolento (partenza in piena notte, alle 4.35!), il “Campione d’ Italia” rimane vittima di una foratura a Cassino, la bagarre è lanciata senza esclusione di colpi. La “Legnano”e la “ Bianchi” (capitanate rispettivamente da Brunero e Gay) scatenano l’offensiva e Girardengo, fermatosi a sostituire la ruota, si trova in grave ritardo. Il gruppo si frantuma ed al comando rimangono in sette (Brunero, Sivocci, Aimo, Linari, Petiva, Gay e Molon), con un vantaggio che a Formia sfiora i 5’. Ma Girardengo, ben coadiuvato dai fidi Trentarossi e Gremo, si rende protagonista di un grande exploit che dimostra chiaramente la sua classe superiore: sfiorando i 40 all’ ora, insegue con foga, riduce il divario (solo 1’ 50”a Terracina) e sulla lunghissima “Fettuccia” si riporta sui primi. Il rientro del temutissimo favorito blocca letteralmente la corsa: nessuno più si azzarda a scattare ed in testa torna la tranquillità più completa. Tutti i migliori di nuovo insieme e niente da segnalare fino addirittura ai “Castelli Romani”. Stavolta, a sorpresa, è la discesa delle Frattocchie a decidere la contesa: in una moltitudine di auto e tifosi in bicicletta (che come sempre seguono le ultime fasi ostacolando non poco i corridori) Lazzaretti tenta il tutto per tutto e scatta deciso. Girardengo è pronto a balzare nella sua scia, trascinandosi dietro Gay, Petiva e Linari il quale fora e perde terreno. Nella volata finale, disputata quando è già calata l’oscurità ed alla luce dei fari delle automobili, Gay tenta di sorprendere Girardengo, ostacolandolo e prendendolo addirittura per la maglia ma il “Campione d’Italia” riesce a divincolarsi ed a tagliare per primo il traguardo, assicurandosi non solo il tris ma pure la sicurezza matematica dell’ennesima “maglia tricolore”.

ORDINE D’ ARRIVO

1. Costante GIRARDENGO 336 km in 13h55’ 00” (media 24.143 km/h) 2. Federico Gay 3. Emilio Petiva 4. R. Lazzaretti a 1” , 5. P. Linari a 45” , 6. A. Gremo a 18’ 18” , 7. P. Bestetti, 8. A. Cominetti, 9. O. Bottecchia, 10. G. Balestrieri, 11. C. Garino, 12. G. Brunero, 13. B. Aimo, 14. L. Gilardi, 15. N. Bianchedi, 16. Tatta

Partiti 28

tratto da La Sotria della Corsa XX Settembre Roma-Napoli-Roma di Carlo Delfino

Ottavio Bottecchia vincitore del Tour de France 1925 al al Parco dei Principi.

ricerca storica a cura di Paolo Furnò

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